L'onda lunga della crisi economica

Crisi aziendale e credito

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L'onda lunga della crisi economica

Crisi aziendale e credito

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Il mercato dei Non Performing Loans (NPL) è stato oggetto di un’interessante ricerca del PE Lab dell’Università Bocconi, che fornisce un quadro chiaro e completo di un argomento chiave per gli intermediari finanziari. Si tratta di un nodo cruciale per la nostra economia, che si incrocia con le novità introdotte dal nuovo diritto fallimentare.

  • I NPL sono crediti la cui riscossione è incerta sia in termini di tempi di rientro che di ammontare dell’esposizione.  Per questi crediti, denominati convenzionalmente in vari modi (impaired financial assets, bad debt, crediti deteriorati, incagliati, in sofferenza, ecc.), si pone il problema di una loro definizione e classificazione ai fini del trattamento contabile.Le regole contabili definite dagli IAS/IFRS (principi contabili internazionali) e dai principi contabili locali (GAAP, Generally Accepted Accounting Principles), possono differire – anche all’interno dello stesso paese – in funzione delle caratteristiche dell’istituto finanziario (intermediario) che le applica.Un riferimento importante è costituito dai regolamenti europei del 2013 e dagli standard  dell’EBA (European Banking Authority), applicabili a banche e imprese di investimento: viene definita inadempienza (default) una situazione in cui il debitore presenti significativi crediti scaduti da oltre 90 giorni e la banca giudichi improbabile l’adempimento completo delle obbligazioni del soggetto debitore senza l’escussione delle garanzie.

    I crediti oggetto di concessione (forborne exposure), ovvero i crediti oggetto di rinegoziazione o rifinanziamento per far fronte alla difficoltà finanziaria del debitore, possono comprendere o meno i NPL. Nei bilanci bancari i crediti oggetto di concessione debbono essere oggetto di valutazione da parte della banca, ai fini della determinazione degli accantonamenti di bilancio.

    La Banca d’Italia ha aggiornato nel 2015 i criteri di classificazione dei NPL, costituendo un riferimento univoco ai fini della disciplina e della vigilanza nel mercato del credito, in un’epoca in cui la credibilità degli intermediari è messa in discussione. Le categorie di crediti definite sono, in ordine decrescente di gravità dell’esposizione: (a) deteriorati, (b) sofferenze, (c) inadempienze probabili e (d) scaduti/sconfinanti.

    L’indice di copertura dei NPL è definito come il rapporto tra gli accantonamenti ed il valore nominale del credito. In Italia, dove il livello dei NPL è particolarmente elevato (più del 15% dei crediti complessivi), l’indice di copertura stimato a fine 2016 è pari al 49%, contro una media europea pari al 45%. Si tratta di una sfida importante che il sistema creditizio deve affrontare.

    La disciplina italiana sulle crisi d’impresa si è progressivamente orientata verso il rafforzamento del concordato preventivo, a cui ha fatto ricorso nel tempo un numero sempre crescente di imprese, suscitando il fondato timore di uno sfruttamento di tale istituto come opportunità per dilazionare il pagamento dei debiti o come procedura di liquidazione agevolata. È opportuno rilevare che l’evoluzione legislativa ha progressivamente rafforzato gli strumenti operativi a disposizione dei tribunali per la gestione delle procedure concorsuali, al fine di aumentare il tasso di sopravvivenza delle aziende in crisi, scoraggiando gli abusi.

    Per le banche che intendono ridurre il proprio portafoglio di NPL si sta sviluppando un mercato di compratori (essenzialmente fondi di investimento), che possono valutare gli asset e acquistarli a sconto, accompagnando quindi i debitori – laddove possibile – verso un graduale rientro dall’esposizione partendo dalla risoluzione della crisi e dall’attuazione di un piano industriale rinnovato.

    Un ulteriore strumento a disposizione delle banche per ristrutturare il portafoglio è basato sul meccanismo della GACS (Garanzia Cartolarizzazione Sofferenze), introdotto con la legge n. 49 dell’8 aprile 2016. I crediti deteriorati possono essere ceduti ad una società di scopo ad un valore non superiore a quello di libro, ovvero al netto degli accantonamenti. L’acquisto degli asset da parte della società di scopo è coperto dall’emissione di titoli, il cui collocamento sul mercato è facilitato dalla valutazione delle Agenzie di Rating e dalla garanzia prestata dal Governo sulla porzione senior dei crediti (sono escluse quindi le porzioni mezzanine e junior).

    La gestione dei crediti deteriorati richiede un insieme di azioni fra loro integrate, articolate in fasi distinte: Due Diligence e monitoraggio delle singole posizioni, recupero giudiziale e stragiudiziale dei crediti, gestione del rischio di credito di portafoglio, analisi e reporting sistematico.

    Poiché la gran parte delle posizioni è costituita da aziende non finanziarie, la gestione dei crediti deve potere contemplare il salvataggio di tali aziende, a vantaggio dei creditori, del personale che vi lavora e delle aziende delle filiere ad esse collegate.

    BEN si propone come consulente per gli istituti finanziari titolari di NPL al fine di elaborare piani industriali coerenti in modo da affrontare una congiuntura sfavorevole e riorganizzare le attività.

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